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<title>Ideazione Studio Grafico</title>
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<description>Ideazione Studio Grafico - News</description>
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<title>Il doppio senso del Marketing</title>
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<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>Il marketing sta prendendo due strade, completamente diverse l&rsquo;una dall&rsquo;altra ma niente affatto in conflitto fra loro, anzi. Queste strade sono il marketing sociale e quello individuale. Messe insieme portano alla soddisfazione della gente e quindi dell&rsquo;azienda.<br />
<br />
La prima via &egrave; quella che indaga il piacere delle persone nello stare insieme, nella compagnia, nella condivisione: in aggiunta alle maniere tradizionali, cio&egrave; con la presenza fisica, essa oggi conosce la l'inesplorata potenzialit&agrave; dei social network, il moltiplicatore delle nostre relazioni.<br />
Il loro numero infatti, e la loro popolarit&agrave; divampa.<br />
Ne faccio l'elenco? Evito.<br />
Siccome il nostro piacere di stare insieme e condividere genera valore, il mkt allora fa il suo lavoro e c&rsquo;infila le narici. &Egrave; un marketing sociologico.<br />
<br />
Dal lato opposto emerge invece un marketing indviduale principalmente legato ai piaceri fisici, ai sensi.<br />
<br />
Un marketing che indaga il piacere provato dalla persona in s&eacute;, non generato dal suo rapporto con le altre persone.<br />
&Egrave; un marketing psicologico quindi, magari NEUROLOGICO. Si sforza di capire attraverso cosa la persona prova godimento, ne studia le percezioni che avvengono naturalmente attraverso i sensi. Avete mai letto sul neuro marketing?<br />
<br />
Le emozioni sono il principale valore. Ed esse ci arrivano attraverso vista, udito, olfatto, tatto e gusto. Come fare perche i nostri prodotti possano sollecitarli positivamente, in modo da moltiplicare il valore dei nostri prodotti?<br />
<br />
Un interessante studio me lo segnala un&rsquo;amica blogger del CRAZY MARKETING NETWORK, ANNA TORCOLETTI, attraverso il nuovo volume MARKETING DEI SENSI, appunto.<br />
Ma come fare per coniugare queste due strategie di Marketing? A me piace con gli eventi.<br />
Essi infatti sono la leva di comunicazione su cui tanto si pu&ograve; fare affidamento: un marketing definito &ldquo;caldo&rdquo;, perch&eacute; sottolinea l&rsquo;aspetto umano, tattile, della relazione, che da impresa-cliente diventa persona-persona<br />
In un evento infatti le persone stanno insieme e, oltre a chiacchierare, cio&egrave; condividere informazioni, insieme fanno qualcosa : tipicamente mangiano e bevono, ascoltano musica vedono prodotti e cose, li toccano e manipolano, spesso apprezzano odori e profumi.<br />
Stimolano i loro sensi, le proprie personali, individuali percezioni.<br />
L&rsquo;evento consente l&rsquo;ascolto da parte dell&rsquo;impresa in maniera diretta, sentendo la gente ed osservandone i comportamenti dal vivo, le loro esigenze e i preziosi consigli senza dover far ricorso a quella presa in giro che sono i sondaggi, i focus group eccetera.<br />
<br />
Quelle marche che sapranno fornire alla persona soddisfazione sia personale che sociale avranno in dono uno spazio nella memoria delle persone.<br />
E La memoria &egrave; la madre del passaparola.<br />
<br />
Ma non ditelo a nessun<br />
<br />
Di Andrea Riccio<br />
<br />
Formatore di Marketing e Formazione</p><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=484">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=484</a>]]></description>
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<title>Oggi piÃ¹ che mai social</title>
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<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>Che ormai i social network siano entrati a far parte della vita lavorativa di molte persone, evolvendosi dall'aspetto puramente intrattenitivo a quello professionale, &egrave; largamente risaputo; l'ultima ricerca di <b>Deloitte</b>, una delle maggiori societ&agrave; di consulenza al mondo, mostra per&ograve; come il social network che conta pi&ugrave; iscritti al mondo, <b>Facebook</b>, incida nella vita lavorativa ed economica europea, forte di importanti numeri sia nell'impiego delle persone che nel giro d'affari ad esso connesso.<br />
<br />
In ambito europeo, si aggira intorno ai 15 miliardi di euro l'impatto economico del social in blu: i leader in questo campo sono Germania e Regno Unito, in testa con 2,6 miliardi di mercato a testa; seguono Francia, Spagna e Irlanda, con un traffico rispettivamente di 1,9 miliardi, 1,4 e 0,4 miliardi di euro. Posizione di rilievo occupa l'Italia, terza con un mercato di 2,5 miliardi, pari al 16% dell'intero grafico di Deloitte, la stessa fetta che occupa per quanto riguarda l'occupazione: infatti gli impieghi generati dal colosso di Zuckemberg nel Bel Paese sono ben 35.000, su un totale europeo di 232.000. La voce principale riguardante sia gli indotti economici, con 7,3 miliardi, sia i posti di lavoro risponde al nome di 'business partecipation', l'attivit&agrave; pi&ugrave; strettamente legata alla vita online del social network. Sono tutt'altro che irrilevanti i proventi e gli impieghi derivati dall'espansione concreta dell'attivit&agrave;, soprattutto in infrastrutture e tecnologia, valutato in 5,5 miliardi di euro.<br />
<br />
&quot;I social media non sono pi&ugrave; una parte della nostra vita, sono qualcosa che accade ora&rdquo; spiega <b>Sharyl Sandberg</b>, direttore operativo di Facebook, nel proprio keynote alla<i> Digital Life Design Conference</i> di Monaco. &ldquo;Facebook non significa solo condividere foto o aggiornare i propri amici su quello che facciamo. I social media producono valore aggiunto per le aziende, che sono la colonna portante dell'Europa. Dobbiamo preoccuparci di investire in una giusta educazione, nel training, nella tecnologia e nei network cos&igrave; che i social media possano continuare a guidare la crescita dell'innovazione e dell'economia&quot;.</p>
<p align="right" class="MsoNormal" style="text-align: right;"><b><i><span style="font-size: 10pt; font-family: Times;">Fabio Sarpa</span></i></b></p><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=460">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=460</a>]]></description>
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<title>Quale futuro per la PubblicitÃ  mobile?</title>
<link>http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=372</link>
<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>Una recente ricerca fatta in USA da&nbsp;Ipsos OTX MediaCT (commissionata da Google) rivela come, invece, l&rsquo;uso degli smartphone stia cambiando in modo radicale. Il numero crescente di utenti di smartphone usa i dispositivi ovunque, in continua modalit&agrave; &ldquo;Multitasking&rdquo;, fa ricerche locali e geotargetizzate che supportano una scelta di acquisto spesso immediata (subito per il 36% del campione) ed &nbsp;offline! Forse i tempi sono maturi per il decollo della Pubblicit&agrave; Mobile e per l&rsquo;ottimizzazione del proprio sito per il mobile!<br />
Ecco qualche maggiore dettaglio da questa ricerca fatta su 5013 persone (18-64), user di smartphone in USA .<br />
Gli smartphone sono sempre pi&ugrave; radicati nella vita quotidiana, sia a casa che ovviamente in movimento<br />
Diversi sono i luoghi in cui le persone utilizzano il proprio smartphone: il 93% a casa, l&rsquo;87% camminando in strada (!!), il 77% nei negozi, il 73% al ristorante ed il 72% a lavoro.<br />
Gli smartphone sono utilizzati in maniera simile al computer;<br />
Ecco alcuni dei modi in cui gli utenti utilizzano i propri smartphone:<br />
&bull; Per l&rsquo;accesso ai motori di ricerca: 77%<br />
&bull; Per l&rsquo;utilizzo di applicazioni: 68%<br />
&bull; Per guardare video 48%<br />
L&rsquo;utilizzo in modalit&agrave; multi-tasking sta diventando uno standard:<br />
mentre utilizza il proprio smartphone, la maggior parte delle persone solitamente fa qualcos&rsquo;altro in contemporanea:<br />
&bull; Guardare la TV: 33%<br />
&bull; Navigare su internet 29%<br />
&bull; Leggere un libro 16%<br />
&bull; Leggere il giornale: 22%<br />
&bull; Fare la coda: 59%<br />
&bull; Socializzare: 40% (quante volte in un tavolo di un ristorante si vedono persone parlare ed alcuni guardare il proprio smart-phone?)<br />
La funzione di Ricerca di informazioni Locali &egrave; molto importante e guida gli acquisti.<br />
In genere gli utenti che cercano sullo smartphone vogliono notizie e informazioni locali a supporto dello shopping e degli acquisti offline. Il 77% utilizza le ricerche locali per contattare un&rsquo;azienda, il 44% per effettuare un acquisto.<br />
In sintesi ci siamo tutti accorti dell&rsquo;impatto crescente degli smartphone, anche semplicemente guardando per strada la gente che cammina...<br />
<em><br />
da: mymarketing.net</em></p><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=372">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=372</a>]]></description>
</item>
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<title>Il Marketing Nostalgico</title>
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<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>Di fronte ai cambiamenti e alle contraddizioni del presente i soliti strumenti di marketing risultano inefficienti e obsoleti. Da qualche anno, infatti, si parla di forme di marketing non convenzionale che vedono il consumatore non solo come cliente ma come un individuo con propri desideri e proprie visioni del mondo e con il quale bisogna intessere relazioni durature e fiduciarie. Il nuovo marketing deve puntare a far vivere al consumatore esperienze uniche e memorabili, puntando a soddisfare i suoi desideri piuttosto che i suoi bisogni.</p>
<p>Tra le nuove branche del marketing ce n'&egrave; una che punta a stabilire questo contatto attraverso la stimolazione di sentimenti nostalgici che proiettano l'individuo in un universo totalizzante, avvolgente e al tempo stesso memorabile. Stiamo parlando del marketing nostalgico (o marketing della nostalgia) che agisce non solo nel mercato ma anche, e soprattutto, nel pi&ugrave; ampio contesto socio- culturale riproponendo in chiave moderna prodotti, luoghi e pratiche di tempi passati. Questa rivisitazione del passato si presenta come necessaria poich&eacute; non sempre la nostalgia scaturita da quei prodotti/luoghi &egrave; reale. Mi spiego meglio. Spesso il consumatore non ha mai vissuto veramente quell'oggetto ed &egrave; solo la comunicazione che l'azienda propone a fargli scaturire questo sentimento nostalgico, ne sono esempi l'abbigliamento anni 50'- 60' che oggigiorno spopola tra le fashion addicted o anche la riscoperta del mondo rurale e la correlata nascita degli agriturismi (ossia vecchie case coloniche ristrutturate in maniera moderna, cos&igrave; da non dover rinunciare ai comfort della modernit&agrave;).<br />
A fianco a questa nostalgia 'fittizia' ve ne &egrave; invece una autentica. In questo caso il consumatore vede davvero riproporsi oggetti e servizi di epoche storiche che egli stesso ha vissuto, prodotti di cui si &egrave; avvalso e che sono riconducibili ad esempio alla sua infanzia. Alcuni di queste proposte sono rappresentate dalla nuova Fiat 500, dal Soldino del Mulino Bianco, dal New Beetle di Volkswagen o dai prodotti della linea Chante clair. Miti senza tempo che coinvolgono intere generazioni e non temono i segni del tempo.</p>
<p>Ma attenzione o voi uomini di marketing! C'&egrave; bisogno di cura nel trovare il giusto mix tra nuovo e vecchio in quanto abbandonarsi troppo ai canoni del passato potrebbe annoiare il consumatore, cos&igrave; come svecchiare troppo il prodotto potrebbe minare la 'genuinit&agrave;' del prodotto stesso il quale rischia di non essere pi&ugrave; una riproposta di ci&ograve; che gi&agrave; c'era ma un oggetto del tutto nuovo. Obiettivo del marketing della nostalgia? Trovare una giusta fusion tra vintage e moderno!<br />
<strong><em><br />
</em></strong><em> da &quot;Social Soda&quot;</em></p><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=416">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=416</a>]]></description>
</item>
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<title>20 anni di web</title>
<link>http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=407</link>
<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>&quot;NON C'E' STATO un momento &quot;eureka&quot; nella creazione del Web. Un momento preciso in cui ho detto: &egrave; fatta! &Egrave; stato piuttosto un percorso lungo. Se devo indicare un inizio potrebbe essere addirittura il 1980 quando scrissi un programma che si chiamava Enquire: io ero un giovane fisico e lavoravo al Cern di Ginevra. Quel programma mi serviva a tenere traccia del complesso di relazioni fra persone, idee, progetti e computer di quella straordinaria comunit&agrave; di scienziati. Era solo ad uso personale. Poi nel 1989 scrissi un memo ai miei capi, un memo storico anche se allora non potevo saperlo. Proponevo di creare uno spazio comune dove mettere le informazioni a disposizione di tutti: lo chiamai il Web. L'idea era avere una rete dove chiunque potesse facilmente avere accesso a qualunque informazione, e dove aggiungere informazioni fosse altrettanto facile. Nel 1991 gi&agrave; funzionava fra gli scienziati e ho iniziato a diffonderla nel resto del mondo. Sono passati vent'anni esatti e posso dire che abbiamo avuto un certo successo...&quot;.<br />
Tim Berners Lee ha 56 anni, &egrave; nato a Londra ma ormai da tempo vive e insegna al MIT di Boston; ha vinto il Millennium Prize, &egrave; considerato una delle 100 persone pi&ugrave; importanti del secolo scorso e la regina Elisabetta II lo ha nominato cavaliere nel 2004. Per questo &egrave; diventato &quot;sir&quot;. Ma il titolo pi&ugrave; importante glielo ha dato la Storia, con la maiuscola: &egrave; il creatore del World wide web. Stenta a credere che per molti Internet e il Web siano sinonimi. &quot;Qualche giorno fa in Polonia stavo cercando di spiegare ai traduttori la differenza fra Internet e il Web. Visto che non ci riuscivo, ho chiesto: come spiegate il periodo che passa fra l'invenzione di Internet, 40 anni fa, e quella del Web, 20 anni dopo? E loro mi hanno risposto: 40 anni fa avevamo il comunismo e quindi per noi i due concetti sono sinonimi. In Italia la sapete la differenza?&quot;. Per parlare del futuro di Internet, della necessit&agrave; che tutti abbiano accesso alla rete e per soffiare sulle prime venti candeline del www, sir Tim oggi &egrave; a Roma dove aprir&agrave; una conferenza a lui dedicata: &quot;happybirthday web&quot;.<br />
<br />
<strong>Wikipedia indica nel 6 agosto 1991 la nascita del Web</strong>, ovvero la messa in rete del primo sito: info. cern.ch. &Egrave; una <strong>data speciale che dobbiamo trasmettere ai nostri figli?</strong> Avete in qualche modo festeggiato?<br />
&quot;A dire il vero non molto. Il 6 agosto 1991 ho solo mandato un messaggio al newsgroup alt.hypertext per far conoscere il Web al resto del mondo. Ma era gi&agrave; disponibile all'interno della comunit&agrave; del Cern. Per me gi&agrave; esisteva&quot;.<br />
Molti dicono: Berners-Lee &egrave; stato bravo, ma il Web l'ha creato per caso mentre cercava di costruire un sistema per la gestione delle informazioni.<br />
&quot;Assolutamente no! Infatti lo chiamai subito World wide web, la grande rete del mondo, anche se molti mi diedero del presuntuoso. E gli indirizzi dei siti, le Url, le volevo chiamare Universal resource identifier. Ma quel nome fu bocciato dalla comunit&agrave; degli ingegneri. Mi dissero: come puoi definire questa cosa 'universale'? E io, che ero l'ultimo arrivato in quell'ambiente, cedetti: ok, chiamiamolo Uniform, dissi, cos&igrave; almeno non cambiava sigla&quot;.<br />
Per difendere l'apertura del Web, spesso si dice: &egrave; una piattaforma per l'innovazione. Difficile dirlo a chi pensa che Internet serva solo a mandare mail o aggiornare lo status su Facebook.<br />
&quot;Intanto va detto che quando la gente manda una mail o sta in un social network, spesso ha uno scopo creativo. L'idea del Web, quello che sta dietro tutto, &egrave; che se una persona ha una mezza buona idea e l'altra met&agrave; sta nella testa di un altro, il Web &egrave; il connettore che permette alle due met&agrave; del cerchio di unirsi. L'idea &egrave; una rete da tessere&quot;.<br />
<br />
<strong>&Egrave; un'arma di costruzione di massa.</strong><br />
&quot;Bella definizione. Questa &egrave; l'innovazione del Web. Non tutte le tecnologie portano innovazione. Una tecnologia pu&ograve; essere di 'fondamenta' o di 'soffitto'. La prima &egrave; la base che supporter&agrave; sviluppi sempre pi&ugrave; importanti. L'altra no: &egrave; progettata per creare un valore immediato e quindi denaro al suo fornitore. Il Web &egrave; una tecnologia 'fondamentale'&quot;.<br />
Sul fronte opposto stanno sistemi come quelli adottati da Apple e Facebook?<br />
&quot;C'&egrave; una battaglia, o meglio, una tensione costruttiva, fra l'esigenza di fare soldi e quella di innovare. Un'azienda pu&ograve; avere la necessit&agrave; di controllare l'intero sistema per fornire buone prestazioni e acquisire clienti e quindi pagare bene i propri programmatori. Ma se finisce con l'essere troppo dominante e chiusa limitando la libert&agrave; della gente, perder&agrave; mercato. Un giardino meraviglioso ma chiuso non pu&ograve; competere con la bellezza di una folle e indomita giungla&quot;.<br />
Il giardino della Apple ha perso il suo giardiniere. Qual &egrave; stata la sua reazione alla notizia della morte di Steve Jobs?<br />
&quot;Ho scritto un post sul mio blog. Una volta ci siamo quasi incontrati in una riunione di sviluppatori di NeXT in Francia. Lui osserv&ograve; molte cose in quella stanza, ma and&ograve; via prima di poter notare il World wide web&quot;.<br />
Il NeXT era il computer visionario che Jobs realizz&ograve; quando venne licenziato dalla Apple. E su un NeXT lei ha scritto il codice del Web. Insomma, era un po' anche roba sua...<br />
&quot;&Egrave; vero, scrissi il progetto su un NeXT e fu incredibilmente facile. Era un computer che veniva dal futuro. Ricordo lo stupore quando mi arriv&ograve; e lo scartai, nel settembre 1990. La mail era gi&agrave; configurata e si apriva automaticamente con un messaggio audio di Jobs in persona che iniziava cos&igrave;: &quot;Non stiamo pi&ugrave; parlando di personal computer ma di interpersonal computing, collaborazione fra le persone&quot;. Geniale! In quegli anni chi aveva un computer era molto frustrato. E Steve Jobs lo aveva capito. Aveva capito che i computer dovevano essere utili, collaborare con l'utente e fare ci&ograve; che l'utente si aspetta; e poi essere lineari, facili da usare e belli da vedere. Oggi lo diamo per scontato: del resto il sistema operativo del Mac e dell'iPhone si basa sul NeXT...&quot;<br />
<strong><br />
Parliamo dell'Italia: siamo molto indietro per la diffusione della Rete</strong>. Che cosa ci stiamo perdendo?<br />
&quot;Prima di tutto penso che l'ubiquit&agrave; della Rete sia pi&ugrave; importante della velocit&agrave;. La velocit&agrave; &egrave; importante se vuoi vedere un video in alta definizione; ma l'ubiquit&agrave;, anche con connessioni pi&ugrave; lente, significa che puoi ricevere e spedire la posta e far parte dell'economia digitale. E poi: dando una banda larga minima a tutti si possono spostare i pagamenti pubblici online risparmiando un sacco di soldi. Insomma, penso che dovreste fare un grosso sforzo per colmare il divario digitale, per portare la Rete anche nelle aree rurali e in quei luoghi dove c'&egrave; gente che semplicemente non ha ancora imparato ad usare questa tecnologia. Questo significa anche creare luoghi pubblici dove tutti possono usufruire della Rete: immagino Internet-Point nelle piccole citt&agrave; e nei paesini dove andare per pagare il bollo dell'auto online, o cercare un lavoro, ritrovare i parenti che si sono persi di vista da tempo, mettere in vendita la macchina, insomma fare quelle cose che la gente ancora non sa fare online&quot;.<br />
La scelta che sta facendo l'Italia sembra l'opposto: portare la banda ultralarga nelle grandi citt&agrave; e nelle aree industriali, e lasciare indietro gli altri.<br />
&quot;Non &egrave; solo una questione di altruismo, il punto &egrave; come rendere il Paese pi&ugrave; operativo e funzionale. Si tratta di capire se un Paese &egrave; serio oppure no. &Egrave; un Paese serio quello in cui non si riescono a raggiungere contemporaneamente tutte le persone, e la gente non &egrave; informata tempestivamente su quello che succede, e non &egrave; in grado di rispondere alle emergenze? No, non &egrave; un Paese dove investire&quot;.<br />
<br />
<strong>L'Open government,</strong> ovvero quella serie di politiche che coinvolgono i cittadini nella amministrazione attraverso trasparenza e strumenti di partecipazione, <strong>pu&ograve; contribuire a diffondere l'uso del Web?</strong><br />
&quot;Un governo digitale &egrave; molto pi&ugrave; efficiente di un governo basato sulla carta, perci&ograve; prima il Paese abbatte il digital divide e meglio &egrave;. Ma l'Open government vuol dire arrivare a coinvolgere i cittadini per ottenere un feedback e magari una consulenza spontanea. &Egrave; molto di pi&ugrave;. Poi, c'&egrave; tutta la questione degli Open Data...&quot;.<br />
<strong><br />
A che punto &egrave; arrivata la campagna per liberare i dati pubblici?</strong><br />
&quot;I dati che il governo ha nei suoi archivi sono una risorsa preziosa per migliorarci la vita. Sapere, ad esempio, se un certo treno &egrave; in funzione e sta viaggiando, quali strade hanno delle buche, dove si trova la posta pi&ugrave; vicina, il numero di crimini commessi in una determinata area del Paese, dove sono custoditi i piani di emergenza anti-alluvione... Essere in possesso di questo tipo di informazioni pu&ograve; far prendere decisioni migliori. E poi, c'&egrave; la trasparenza, che alcuni mettono al primo posto. In Gran Bretagna sta diventando normale che i dati relativi alla spesa pubblica siano &quot;aperti&quot;. Il Web &egrave; il luogo dove tutti possono verificare come vengono spesi i soldi dei cittadini&quot;.<br />
<strong><br />
Dopo 20 anni, il Web &egrave; diventato quello che aveva immaginato?</strong><br />
&quot;Sono molto contento della quantit&agrave; incredibile di cose successe, ma purtroppo non vedo tanta gente che usa il Web in modo efficace per realizzare nuove idee. Internet &egrave; nato come piattaforma per lavorare insieme, e invece quasi tutti si limitano a usarlo per leggere e basta. Evidentemente gli strumenti di collaborazione che abbiamo non sono ancora adeguati&quot;. <br />
Dice &quot;ancora&quot; perch&eacute; sta lavorando a un progetto di questo tipo?<br />
&quot;S&igrave;, sono entusiasta di progettare, tra le altre cose, strumenti per il Web semantico che si basano sul concetto di dati collegati fra loro. Il Web semantico riguarda i dati, mentre i motori di ricerca lavorano con documenti ipertestuali. La sfida dei motori di ricerca &egrave; stata di cercare di creare una struttura dove non c'era alcuna struttura, tentando di infondere ordine e significato laddove non vi erano n&eacute; ordine n&eacute; significato; mentre con i dati l'ordine e il significato ci sono gi&agrave;. Quando si dispone di dati in un archivio, essi sono gi&agrave; ben ordinati e ben strutturati e hanno un significato molto pi&ugrave; definito di gran parte dei contenuti presenti sul Web. Adesso finalmente sempre pi&ugrave; persone stanno capendo il valore dei &quot;linked open data&quot;. Sar&agrave; cos&igrave; il nuovo Web e sar&agrave; pi&ugrave; intelligente&quot;.<br />
<strong><br />
Il Web ha creato moltissimi ricchi: ha rimpianti di non essersi arricchito?</strong><br />
&quot;No. Se qualcuno mi vuole dare un sacco di soldi, a me non dispiace. Ma a me non d&agrave; fastidio che la gente abbia aperto attivit&agrave; sul Web e sia diventata ricca, anzi&quot;<br />
Oltre due miliardi di persone usano il Web. Percepisce l'apprezzamento della gente per quello che ha fatto?<br />
&quot;S&igrave;, un apprezzamento immenso. Per&ograve; sono anche molto contento di non essere riconosciuto per strada! Vorrei dire un'ultima cosa...&quot;<br />
Prego.<br />
&quot;Vorrei solo ricordare il sito &quot;WebFoundation.org&quot;. Si tratta di una nuova Fondazione per combattere il divario digitale: c'&egrave; un vero abisso di opportunit&agrave; tra coloro che hanno Internet e utilizzano il Web in modo efficace, e tutti gli altri. Di fatto, il collegamento alla Rete sta diventando cos&igrave; importante per l'umanit&agrave; che ormai potremmo pensare all'accesso ad Internet come a un diritto universale. Il Nobel per la pace Liu Xiaobo ha definito Internet un dono di dio; bello, ma io preferisco parlarne come di un diritto dell'uomo&quot;.<br />
<br />
<em>da &quot;repubblica.it&quot;</em><br />
&nbsp;</p><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=407">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=407</a>]]></description>
</item>
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<title>il successo di Starbucks</title>
<link>http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=404</link>
<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<comments>http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=404</comments>
<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>Nata a Seattle 30 anni fa, Starbucks &egrave; sicuramente la Coffee Company pi&ugrave; importante del mondo con migliaia di punti vendita sparsi in ogni parte del globo. Nata come una piccola societ&agrave;, l'azienda della sirena a due code si &egrave; sviluppata nel corso del tempo in modo esponenziale aumentando la sua credibilit&agrave; anche grazie ad una spiccata coscienza ambientale.<br />
<br />
Camminando per le strade di New York si nota che non esiste una vera campagna pubblicitaria, cartacea o la classica cartellonistica, dell'azienda Starbucks. La loro strategia di marketing pu&ograve; essere considerata pi&ugrave; intimista e permeante e sono proprio questi i concetti che l'azienda ha voluto ricreare in ogni punto vendita. Da Tokio e NYC l'idea di base &egrave; sempre la stessa: esportare il modello di autenticit&agrave; della caffetteria italiana. Strano per&ograve; pensare che questa basic idea non abbia avuto un riscontro valido nel mercato italiano.<br />
In ogni caso ci sono alcuni punti fermi nella strategia messa a punto da Howard Schultz, presidente e amministratore delegato, e dal suo staff. Innanzi tutto la qualit&agrave; del caff&egrave; ricco e aromatico, che fa sorvolare sul prezzo pi&ugrave; alto in virt&ugrave; di un valore aggiunto quale la soddisfazione del cliente, e di conseguenza la qualit&agrave; del servizio. Il famoso Third Place: Starbucks si &egrave; consolidata nel tempo come terzo luogo di incontro dopo la casa e il luogo di lavoro, uno spazio rilassante e familiare dove sentirsi come a casa propria. Creare una Starbucks Brand Community &egrave; stato poi fondamentale.<br />
Sul sito web ufficiale gli utenti sono incoraggiati ad esprimere i proprio giudizi e la societ&agrave; si sforza di partecipare personalmente alle discussioni nei forum. Inoltre le cosiddette smart partnership e le campagne di co-branding hanno accresciuto il business di Starbucks sia in termini di visibilit&agrave; che di vendite. Negli ultimi anni poi si &egrave; assistito ad un costante rinnovo dei loro prodotti e servizi, aggiungendo diversi sapori al caff&egrave;, pi&ugrave; cibo ai loro men&ugrave;. In pi&ugrave; Starbucks &egrave; stato uno dei primi ad offrire il wi-fi gratuito nei loro punti vendita ma soprattutto ad essere presente nei punti strategici dei grandi centri commerciali, vedi per esempio Macy's sulla Broadway dove tra una borsa di Guess e un altra di Kors puoi salire i gradini della mezzanina e sorseggiare un delizioso Caramel Iced Coffee.<br />
<br />
Per riassumere, la strategia di brand marketing di Starbucks ha sempre puntato sulla word-of-mouth, lasciando che sia l'alta qualit&agrave; dei loro prodotti e servizi a parlare piuttosto che lanciarsi in campagne pubblicitarie milionarie. Per anni questa &egrave; stata l'unica strategia della compagnia ed ha giocato un ruolo essenziale per renderla un'azienda di successo. Ma secondo voi in Italia quanto successo riscuoterebbe una compagnia simile? Il fatto che ancora non vi siano punti vendita Sturbucks &egrave; una risposta efficace.<br />
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<em>da &quot;Social Soda&quot;</em></p><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=404">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=404</a>]]></description>
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<title>Storytelling</title>
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<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>Consideriamo come punto di partenza di questo post l&rsquo;inizio del secolo scorso, cio&egrave; quando, tra il 1930 e &lsquo;40, lo storytelling (in italiano narrazione) incontra, nella radio prima e nella televisione dopo, il marketing e la comunicazione. In quegli anni, in America, i primi &ldquo;Mad men&rdquo; strutturano, nei brevi passaggi pubblicitari, piccole storie (generalmente a puntate) che raccontano qualcosa di un brand, al di l&agrave; delle semplici caratteristiche tecniche, in modo da creare, nel pubblico, curiosit&agrave;, aspettative, suspense e una forte fidelizzazione, precedente all&rsquo;acquisto o alla prova del brand, contribuendo a creare e/o a consolidare la reputazione dello stesso. Il caso pi&ugrave; emblematico di questo genere di storytelling &egrave; rappresentato dalle &ldquo;Soap Opera&rdquo;. Nate, in America, come semplici pubblicit&agrave; a puntate finanziate dalle societ&agrave; produttrici di detersivi, nel giro di pochi anni, divengono veri e propri format indipendenti, fino a rappresentare un pilastro della programmazione del Piccolo schermo a livello mondiale.<br />
L&rsquo;Italia, arrivata con ritardo ai livelli americani, anche a causa degli effetti devastanti sul territorio della Seconda Guerra mondiale, prima, e della crisi petrolifera, poi, vede l&rsquo;apice dello storytelling a met&agrave; degli anni settanta, con la diffusione massiccia nelle case dell&rsquo;apparecchio televisivo e con il consacrarsi del Carosello (1957-1977), contenitore di storie (non solo pubblicit&agrave;), che per 20 anni, dalle 20.50 alle 21.00, &ldquo;blocca&rdquo; ed interessa intere generazioni di fronte al Piccolo schermo.<br />
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Con gli anni ottanta, a causa del boom tecnologico ed economico-culturale (diffusione di internet negli States, da un lato, e crescita improvvisa e quasi senza regole del settore terziario nell&rsquo;economia mondiale, dall&rsquo;altro), il successo dello storytelling vede, nell&rsquo;ambito del marketing&nbsp; e della comunicazione, una piccola flessione fino a quando il pubblico e lo stesso advertising &nbsp;non virano prepotentemente, spostando il loro centro di interesse ed economico sul Web. In un mondo che si muove a ritmi quasi insostenibili, la stessa comunicazione si adegua e la pubblicit&agrave; diventa di tipo spot fatta di immagini e claim, atta a &ldquo;colpire&rdquo; (quasi stendere) chi guarda.<br />
Alla fine degli anni novanta nulla, alla radio, in televisione, sul Web, dura pi&ugrave; di un battito di ciglia. Le canzoni e lo storytelling vengono sostituite da claim, immagini accattivanti e dai famigerati banner, poich&eacute; ora &egrave; la quantit&agrave; che conta, poich&eacute; il numero di persone che possono essere raggiunte in pochi istanti &egrave; assolutamente inimmaginabile. Nel 1999 gli utenti del web, ad esempio, sono stimati intorno ai 200 milioni.<br />
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Cos&igrave; sono la New Age e il Web2.0 che salvano lo storytelling e la comunicazione di qualit&agrave; riportando, grazie anche alla massiccia diffusione della banda larga e dei Social Network, i ritmi ed i modi ad un livello sostenibile, esaltando nuovamente i contenuti e le cosiddette storie a puntate. La quantit&agrave; concede il giusto spazio alla qualit&agrave; e la struttura stessa della comunicazione si modifica. Il pubblico, da semplice fruitore di informazioni, diviene in un attimo anche creatore delle stesse, potendo assecondare, con poche semplici azioni (qualche click), quella voglia irresistibile di condivisione ed interazione che da sempre domina&nbsp; l&rsquo;animo dell&rsquo;uomo, nella sua veste&nbsp; di animale sociale.<br />
Oggi l&rsquo;enorme incremento del numero di autori porta ad avere all&rsquo;interno di tutti i media, web in testa, un notevole affollamento di contenuti, tanto che le stesse regole dello storytelling si sono inevitabilmente dovute adattare. Se all&rsquo;inizio del secolo scorso, come visto, basta avere una storia da raccontare , ora, la storia stessa&nbsp; deve essere raccontata seguendo delle regole ben precise che coinvolgono, non solo la durata, la forma, ma anche la nomenclatura stessa delle parole, dando vita a nuovi stili.<br />
In televisione, alla radio, sui siti video sharing, lo storytelling a puntate impazza in maniera virale, poich&eacute; il brand non &egrave; pi&ugrave; il soggetto della comunicazione, ma solo il punto a cui la storia stessa deve giungere per comunicare il messaggio giusto. Cos&igrave; si diffondono le storie fantastiche, imprevedibili, articolate, nella maggior parte dei casi intrise di effetti speciali in grado di catturare il pubblico per la loro trama prescindendo dal brand stesso. Si va, dunque, dal video realizzato interamente al computer che racconta di notebook che si animano, dando vita a lotte sanguinarie di fronte ai proprietari attoniti ed inconsapevoli - come nel caso della campagna virale sul web di Apple (Mac vs Pc); per passare alla serie di spot radiofonici della BMW Mini che raccontano un&rsquo;eterna paradossale scommessa di due amici circa il prezzo sensazionale della macchina del famoso brand tedesco (&ldquo;Se mi trovi una mini che costa meno di 15k &euro; lavoro per un mese in un circo&rdquo;&hellip; &ldquo;signori e signore ecco a voi il mungitore di elefanti&rdquo;); per giungere alla geniale campagna &ldquo;ADIDAS - Impossible is nothing&rdquo; che racconta semplici e commuoventi storie di campioni affidando il legame con il brand al semplice logo che si dissolve un attimo prima che le immagini svaniscano.<br />
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Sul web anche le regole dei testi si modificano. Con la diffusione dei web-log (pi&ugrave; comunemente chiamati blog) e dei social network (facebook in primis, seguito a ruota da twitter)&nbsp; ogni singolo utente diviene editore e pertanto lo storytelling sublima nella sua forma pi&ugrave; pura: quella scritta. I testi divengono racconti privati o esperienze di vita vissute, che possono andare dalla ludica vacanza, alla seria e drammatica rivoluzione. Lo storytelling acquista in questa sua forma una importanza storica che va al di l&agrave; del marketing e della stessa comunicazione, permettendo alle nuove generazioni di acquisire un nuovo luogo dove poter compiere quelle rivoluzioni socio-culturali ed economiche che i loro genitori avevano saputo condurre solo attraverso le piazze, oppure arricchire, semplicemente, le conoscenze altrui attraverso la diffusione delle proprie professionalit&agrave; (tutorial blog), acquisite&nbsp; nel corso del tempo. In questo contesto i Social Media (blog, Facebook, Twitter, Friendfeed, etc.) diventano trampolino di lancio di campagne di marketing e comunicazione personalissime, rappresentando veri e propri aggregatori di notizie, che invadono la scena del web, lasciando agli utenti il solo imbarazzo della scelta.<br />
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In questo scenario, in cui il surplus di offerta informativa &egrave; tale da poter mettere, addirittura, in crisi lo stesso web, un ruolo fondamentale lo hanno i motori di ricerca (primo su tutti Google) e i relativi algoritmi, i soli veramente in grado di consegnare agli utenti gli strumenti giusti per permettere loro la scelta ottima. Cos&igrave; anche il modo di presentare i contenuti dello storytelling cambia la sua forma, assumendo quella tipica del web, che partendo, comunque, da fattori indiscussi come la qualit&agrave; ed originalit&agrave; vede l&rsquo;aggiunta di concetti quali keyword, popolarit&agrave;, affidabilit&agrave;, reputazione. Quest&rsquo;ultima, in particolar modo, prerogativa e filiazione immediata dello storytelling, contribuisce, in maniera massiva, ad accrescere la visibilit&agrave; di un brand all&rsquo;interno del web, amplificando esponenzialmente le connessioni, dello stesso, con gli stakeholders, e determinando, prima,&nbsp; una pi&ugrave; incisiva penetrazione all&rsquo;interno del mercato e, successivamente, posizioni privilegiate, di lungo periodo, nei confronti di eventuali competitors.<br />
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<em>da &quot;comunicazioneitaliana.it&quot;</em></p><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=401">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=401</a>]]></description>
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<title>Grazie per aver reso possibile il lavoro quotidiano di tutti, compreso il nostro.</title>
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<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p class=" solo-testo "><span>Le sue intuizioni hanno cambiato il mondo.  Non &egrave; esagerazione infatti se oggi c&rsquo;&egrave; chi lo paragona, per forza  innovativa e capacit&agrave; di dar forma diversa al mondo,<span> </span>a talenti geniali come Mozart o Picasso. &Egrave; stato grazie a<strong> Steve Jobs</strong>, infatti, morto il 5 ottobre a 56 anni, se l&rsquo;universo dell&rsquo;<strong>informatica </strong>e dei <strong>computer</strong> &egrave; diventato prima friendly, amichevole, di uso immediato. Democratico, insomma. E dopo anche glamour. All&rsquo;<strong>avanguardia</strong>. Sia per l&rsquo;innovazione, che per il design.</span><span> <br />
Il ciclone<strong> Jobs</strong> ha anche ribaltato alle radici il mondo della <strong>musica</strong>, nel bene e nel male. Cambiandone il modo di fruizione, rendendola liquida, trasportabile ovunque, e<span> </span>sommamente desiderabile. Perch&eacute; i file <strong>mp3</strong> sono diventati cool e ambiti, una volta allocati nei nuovi rivoluzionari lettori battezzati <strong>iPod</strong>.  Sembrano passati decenni, e invece era solo il 2001 quando appariva  sulle scene il primo modello rivoluzionario di lettore mp3 griffato <strong>Apple.</strong> <br />
Non  stupisce allora se il mondo della musica (e quello dello spettacolo)  sia profondamente scosso dalla scomparsa del fondatore della <strong>Apple</strong>. E parecchie star hanno twittato un loro ricordo speciale di <strong>Jobs</strong>. Il pi&ugrave; creativo &egrave; stato <strong>will.I.am</strong> dei Black Eyed Peas, che ha twittato questa frase:</span><span> <br />
Hai  cambiato il mondo, abbiamo perso un grande innovatore. Steve Jobs ha  disegnato un mondo nuovo e ci mancher&agrave; molto. Piantate questi semi di  mela (qui seguono tanti piccoli loghi della Apple) per lui, cos&igrave;  nasceranno nuovi geni</span><span><strong> <br />
Coldplay</strong>: Appena  saputo della terribile notizia della morte di Steve Jobs. Ha avuto una  vita incredibile, che sar&agrave; d&rsquo;ispirazione per molti. Ha cambiato il mondo  in molti modi diversi</span><span><strong> <br />
Moby</strong>: sono profondamente triste per la morte di Steve Jobs. La sua scomparsa &egrave; una grande perdita</span><span><strong> One Republic</strong>: siamo senza parole e tristi oltre misura. Una delle menti pi&ugrave; grandi del nostro tempo, dannazione&hellip;</span><span><strong><br />
Kylie Minogue</strong>: dal mio Mac a tutti coloro i quali lo mano&hellip; Riposa in pace Steve Jobs</span><span> Anche attori e registi si sono espressi<br />
</span><span><strong>Eva Longoria</strong>: &egrave; stato di grande ispirazione per tutti e un creativo dalle grandi visioni</span><span><strong><br />
Ashton Kutcher</strong>:  non ho mai pensato di poter essere cos&igrave; toccato dalla scomparsa di  qualcuno che non ho mai incontrato. Tutti abbiamo navigato sulla nave di  Steve Jobs. E adesso dobbiamo imparare a navigare da soli. Ma non  dimenticheremo mai il nostro skipper. Oggi abbiamo perso un gigante che  sar&agrave; rimpianto anche da chi non lo ha mai conosciuto.</span><span><strong><br />
Ellen DeGeneres</strong>:  avevo appena finito il mio show quando ho sentito la notizia. Era un  uomo straordinario, dalle incredibili visioni. Ha cambiato il mondo<br />
</span><span><strong>Jon Favreau</strong>: oggi abbiamo perso un uomo dalle grandi visioni</span><span><strong><br />
Kevin Smith</strong>:  i nostri genitori hanno avuto JFK, noi Steve Jobs. Edison ci ha dato  l&rsquo;elettricit&agrave;, Jobs i Jetsons (cartoon ambientato nel futuro, n.d.r.)  nella vita di ogni giorno. Oggi abbiamo perso un&rsquo;icona</span><span><strong><br />
Alec Baldwin</strong>: pari a Henry Ford, Carnegie e Edison</span><span><br />
Persino la socialit&egrave; <strong>Kim Kardashian </strong>ha detto la sua (Era un uomo brillante). Non manca il twitter del celebre scrittore <strong>Salman Rushdie </strong>(Era uno dei grandi architetti della realt&agrave;) e del fondatore di <strong>facebook Mark Zuckerberg </strong>(Steve,  grazie per essere stato un mentore e un amico. Grazie per aver mostrato  che con quel che hai costruito si pu&ograve; cambiare il mondo. Mi mancherai).</span><span>Anche il presidente degli Stati Unti ha voluto ricordare<strong> Jobs</strong>. Ecco il twitter di <strong>Barack Obama</strong>: Riposa in pace, Steve Jobs. Da tutti noi, grazie per aver reso possibile il <span> </span><span> </span>lavoro quotidiano di tutti, compreso il nostro.</span></p>
<div class="textSmallB">
<p class=" solo-testo "><em><span>(da Radio Montecarlo)</span></em></p>
</div><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=394">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=394</a>]]></description>
</item>
<item>
<title>Sedurre con i colori:</title>
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<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>La seduzione &egrave; un&rsquo;arte che pu&ograve; essere applicata a diversi campi e nonostante i mezzi siano diversi, il fine &egrave; il medesimo: attrarre chi si ha di fronte.<br />
Affascinare, lusingare ed essere soggetto o oggetto dei sogni di qualcuno, &egrave; l&rsquo;obiettivo della seduzione. Nei giorni nostri sedurre il consumatore, attraverso strategie di comunicazione mirata che lo allettano spingendolo ad acquistare un determinato prodotto invece che un altro, &egrave; un&rsquo;arte sofisticata che parte da diversi elementi e tattiche, non sempre esplicite, e che hanno a che fare principalmente con le emozioni.Infatti, &egrave; scontato dire che un brand di successo per essere tale deve soprattutto sedurre il consumatore a livello emozionale.In questa fase di seduzione, i colori sono fondamentali per le politiche di marketing, perch&eacute; rendono un brand facilmente riconoscibile, creando a livello culturale una propria identit&agrave; aziendale.</p>
<p>I colori rappresentano un elemento in grado di comunicare e suscitare emozioni. Infatti, sia nella comunicazione online che in quella offline il colore &egrave; fondamentale per il raggiungimento dei risultati prefissati. Pensiamo ai colori usati nel sito web di un&rsquo;azienda o a quelli utilizzati nel packaging di un determinato prodotto. Ovviamente i colori scelti, il loro numero e accostamento rappresentano un potenziale differenziale in grado di influenzare il raggiungimento degli obiettivi.Di conseguenza, la scelta dei colori usati deve essere equilibrata nei suoi variati accostamenti e ovviamente dipende dallo scopo che si vuole raggiungere. Infatti, combinazioni di colori contrastanti attirano l&rsquo;attenzione, ma se usati in maniera esagerata nello stesso contesto risultano stressanti per la vista, dando oltretutto un&rsquo;idea di confusione. Al contrario, combinazioni di colori complementari risultano pi&ugrave; armoniosi ma mettono meno in risalto l&rsquo;elemento che vogliamo evidenziare.</p>
<p>Attraverso i colori si &ldquo;suggeriscono&rdquo; al consumatore determinate impressioni, trasmettendogli un&rsquo;emozione e un messaggio indiretto. Infatti, ogni colore &egrave; in grado suscitare nella mente del consumatore una determinata sensazione, influenzandone di conseguenza l&rsquo;interesse verso un determinato prodotto invece che verso un altro. Di seguito una breve mappa della percezione culturale dei colori.</p>
<p><strong>Il rosso</strong>, considerato il colore della passione, attira l&rsquo;attenzione e spinge efficacemente all&rsquo;azione. In alcune situazioni per&ograve; viene collegato ad errori o comportamenti pericolosi e divieti (il rosso dei segnali o del semaforo).</p>
<p><strong>Il rosa</strong> trasmette romanticismo e viene spesso collegato a temi femminili.</p>
<p><strong>L&rsquo;arancione</strong> &egrave; un colore energetico e rassicurante e trasmette entusiasmo e creativit&agrave;.</p>
<p><strong>Il giallo</strong> &egrave; un buon colore per attirare l&rsquo;attenzione e trasmette energia e allegria.</p>
<p><strong>Il verde</strong> &egrave; uno tra i colori pi&ugrave; riposanti per la nostra mente, in quanto richiama la natura e l&rsquo;armonia e simboleggia crescita e speranza.</p>
<p><strong>Il bianco</strong> trasmette, invece, purezza e innocenza ed &egrave; considerato il colore della perfezione.</p>
<p>Il blu, considerato un colore rilassante, rappresenta fede e intelligenza.</p>
<p>Il nero &egrave; invece associato all&rsquo;eleganza, autorit&agrave; e potere, ma in senso negativo anche al male, alla paura o al mistero.</p>
<p>Terminiamo col dire che ogni colore &ldquo;comunica&rdquo; una determina emozione e sappiano bene che sono le emozioni gli elementi distintivi e fondamentali che influenzano il consumatore nella scelta finale.<br />
&nbsp;</p>
<p><em>da &quot;Comunicazione Italiana&quot;</em></p><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=385">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=385</a>]]></description>
</item>
<item>
<title>Google ci mette qualcosa in piu'</title>
<link>http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=382</link>
<author>Ideazione Studio Grafico</author>
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<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>Anche se ancora in fase sperimentale, G+ conta gi&agrave; dieci milioni   di utenti e circa un miliardo di item condivisi ogni giorno. Google+ si presenta   con un&rsquo;impostazione un po&rsquo; diversa rispetto agli altri social network:   si basa, infatti, sul concetto di cerchia, permettendo all&rsquo;utente di   interagire con gruppi da lui creati di contatti, siano essi amici, famigliari, colleghi o altro ancora.</p>
<p>Se il concetto non &egrave; una   completa novit&agrave;, lo &egrave; la possibilit&agrave; di interagire in   modo maggiormente mirato con le proprie cerchie, mostrando ad esempio i propri   aggiornamenti di stato solo a quelle selezionate di volta in volta. &Egrave; possibile   leggere in questo approccio un tentativo di differenziazione dei legami che   si sviluppano all&rsquo;interno dei social network: se nel mondo fisico, infatti,   legami forti e deboli sono pi&ugrave; facilmente distinguibili, nel mondo dei   social media si tende ad una sorta di livellamento dei legami, che sembrano   avere tutti uguale dignit&agrave;. L&rsquo;estrema personalizzazione che Google+   permette valorizza perci&ograve; quelle che sono le sfaccettature della vita   offline e offre la possibilit&agrave; di un&rsquo;interazione pi&ugrave; mirata   con i contatti per noi pi&ugrave; importanti. Parzialmente affine al concetto   di legami forti vi &egrave; quello cinese del <i>guanxi</i>. Si tratta del circolo   di relazioni permanenti di una persona (famiglia, cari amici, ecc), creata   e mantenuta con cura; mentre nella mentalit&agrave; occidentale si tende a   volte ad essere meno attenti nei confronti di questo tipo di relazioni, certi   della comprensione delle persone che ne fanno parte, in Cina ha una rilevanza   cruciale. Probabilmente sar&agrave; proprio questo tipo di legami a entrare   a far parte della cerchia principale su G+.<br />
L&rsquo;innovazione portata da Google+ potrebbe quindi rappresentare un ulteriore passo avanti verso una configurazione dei social media maggiormente aderente alla realt&agrave; e una ulteriore riduzione della discontinuit&agrave; tra i cosiddetti &ldquo;mondo reale&rdquo; e &ldquo;mondo digitale&rdquo;. &Egrave;   lecito, anche se forse un po&rsquo; prematuro, domandarsi se in un social network configurato in questo modo ci sar&agrave; spazio anche per le imprese; mentre Google stessa consiglia alle aziende di non creare, per il momento, profili aziendali, poich&eacute; sono in arrivo iniziative ad hoc per il business, sorge spontaneo chiedersi quale potrebbe essere la cerchia di appartenenza per quelle che sceglieranno di utilizzare G+ per iniziative di marketing. Si formerebbe spontaneamente negli account degli utenti una cerchia &ldquo;aziende&rdquo;, oppure le pi&ugrave; brave, i lovemarks, riusciranno a entrare nella cerchia &ldquo;amici&rdquo;? Che cosa cambier&agrave;   nell&rsquo;interazione con gli utenti, in un ambiente cos&igrave; spiccatamente incentrato sulla relazione, prima ancora che sui contenuti? Ecco quindi che un ambiente online riporta a galla una questione ancora aperta offline: scopriremo presto come andr&agrave; a finire. To be continued&hellip;<br />
<br />
<em>da &quot;Comunicazione Italiana&quot;</em></p><a href="http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=382">http://www.studioideazione.com/news_rss.php?info=382</a>]]></description>
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